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Pensieri allo sbaraglio

PRESENTAZIONI > Mobù satiro metropolitano

Presentazione di Mobù satiro metropolitano

Siamo convinti che un'opera dell'ingegno, quando realizzata, segni sì una nascita, ma al contempo anche la fine del procedimento creativo. Pertanto presentare un libro può essere un'orazione funebre. Se però un libro, come lo è Mobù satiro metropolitano, non è strutturato con la forma del romanzo classico (trama forte, verisimiglianza), esso consente un procedimento di inferenza induttiva da parte del lettore, che è un procedimento ampliativo. Cioè, dall'elemento riportato nel libro è possibile indurre dal particolare l'universale con il classico procedimento che tenta di indurre la causa partendo dall'effetto. Il procedimento contrario, cioè deduttivo, tipico del romanzo classico, ha nelle premesse già contenute le conseguenze per cui non consente un ampliamento della conoscenza. Il libro deve lasciare aperto il processo evolutivo che lo ha determinato e non esserne il suggello.

Forti di questa convinzione, Mobù satiro metropolitano è stato presentato al Macaki di Trieste, venerdì 15 febbraio 2013, senza parlare del libro, ma tentando di dare degli spunti sulle linee di forza che lo hanno generato. Per cercare di ottenere questo risultato, si sono affiancati tre elementi. L'elemento visivo costituito dagli acquarelli originali che illustrano il libro, opera dell'autore e di Tullia Cubani, l'elemento razionale costituito dagli spunti dati dall'autore sui contenuti e sui simboli usati per dar loro forma, ed infine la parte emozionale rappresentata dagli ottimi attori Maurizio Soldà e Cecilia La Monaca che hanno interpretato alcuni dialoghi del testo ed hanno dato lettura di alcuni brani.

Per dare un'idea dell'approccio, l'autore ha esordito mostrando il libro e chiedendo retoricamente agli spettatori cosa fosse. Il libro contiene dei segni grafici che sono simboli che rappresentano qualcosa di astratto. Questo doppio aspetto, fisico e metafisico, è insito nella natura dell'uomo e la difficile convivenza di queste due entità può spiegare difficoltà e contraddizioni che caratterizzano l'esistenza dell'uomo.

Mobù è infatti la storia simbolica e satirica di un amore tra queste due entità rappresentate tramite la metafora del satiro e della ninfa propria della mitologia greca.

E' ovvio il rischio insito in questa scelta: il rischio che si veda solo la parte simbolica come unico contenuto e si legga il testo come un racconto goliardico. Niente di meno pericoloso per il lettore sprovveduto che rischia di passare tra concetti imponenti senza vederli restando così, inconsapevole, a farsi sbeffeggiare da questi per lui silenti monumenti.

L'elemento sessuale, presente in Mobù nella sua più limpida organicità, è stato sempre impiegato per suscitare emozionalmente una chiave di lettura che spiazzi i luoghi comuni e le abitudini sedimentate di lettura. Come ha fatto notare l'autore, il piacere sessuale è l'unico piacere che non sia incentivo ad una funzione vitale e che possa essere procurato con facilità. Esso pertanto appare "rubato" in una vita organica segnata dalla carenza e dal dolore. Ne consegue che il piacere sessuale venga visto come "rubato" e quindi "peccaminoso". Smentire questa convinzione socialmente radicata permette di liberare le "energie" incanalate in una lettura convenzionale per impiegarle più facilmente in una ricerca di approfondimenti che conducono appunto al procedimento induttivo accennato all'inizio.

Come ha detto l'autore, la satira talvolta pare divertirsi a nascondere i suoi contenuti quasi mettendo dei tranelli per i viandanti sprovveduti in modo che a loro restino celati i tesori più preziosi.

 
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