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Da Punto doppio

BRANI

T: vado al Luna Park con Prudenzio. Tu non puoi venire con noi, perché nell'auto scontro c'è posto solo per due e Prudenzio mi insegnerà a guidare e mi regalerà la Cadillac color azzurro corriera coi candelabri di vetro di murano al posto dei fanali.
I: i cioccolatini poi lui te li ha regalati?
T: li hanno mangiati i gatti.
I: mi piaceva la giostra con i cavalli trafitti sulla schiena dalle lance d'ottone. Mi piaceva quando mi dicevano: salta su presto che comincia a muoversi, e il piatto della giostra si inclinava sotto il mio peso e quel frastuono e la musica stridente. E la giostra girava sempre più veloce e sempre più stridendo. Andavo sul cavallo che saliva e scendeva, e io mi aggrappavo forte alla pertica e il mio cuore, anche lui, sempre più veloce.
T: il trenino del lunapark con il fischio mi faceva piangere. Anche adesso il treno in lontananza mi fa piangere perché sembra sparire per non si sa dove. Il luna-park dovrebbe essere un luogo di luci, di suoni, di ruggiti di leoni, di profumi di canditi e zucchero filato, di risate e di urla: ancora un giro, ancora un giro, voglio vedere la donna cannone con i peli delle ascelle stillanti, l'uomo più alto del mondo, il tiro a segno; voglio vincere un pesce rosso centrando con le palline il vaso dei pesci rossi che se non lo centri te lo regalano lo stesso e giri col sacchetto di nylon tutto il tempo con la paura di far uscire l'acqua; il labirinto degli specchi dove ti vedi moltiplicato per due tre quattro volte e giri giri là dentro e non trovi la via d'uscita fino a che non ti vengono a prendere. Dappertutto bambini che corrono e madri e padri dietro a loro. Il signore del botteghino, che prima faceva il macellaio, si aggrappa ai pali di ottone per ritirare i biglietti o per offrirne uno gratis dopo il terzo giro. [Da Punto doppio]

 
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